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Tanto si è parlato e scritto sul vino e sulla vite, il nome VITE ha origini talmente tanto antiche da affondare nella leggenda.

Centinaia sono le citazioni nell’antico e nel nuovo Testamento e che Noè la portò sull’Arca assieme ad un albero di ulivo e dopo il diluvio universale, quando la pace tra Dio e gli uomini fu ristabilita, come dice la Genesi ” egli si applica all’agricoltura e pianta una vite ” sul monte Ararat (a 5172 m.), in Armenia, assieme all’arcangelo Samael e si narra addirittura che i semi di questa pianta provenissero dall’Eden, nel quale Adamo ed Eva furono tentati dal frutto proibito del Paradiso Terrestre e che pare fosse la succulenta Uva e non la tanto citata Mela.

La prima storia d’amore: Adamo ed Eva godevano le bellezze del Paradiso Terrestre, erano nudi, ma si sentivano a loro agio, si amavano e danzavano e potevano mangiare frutti deliziosi. Eva passava i giorni a raccogliere rose, mentre Adamo la guardava e godeva delle sue movenze armoniose.

Decidono di mangiare ” L’UVA PROIBITA “ che un serpente li indusse in tentazione, un messaggio inconscio.

 

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Per l’uomo moderno tale descrizione può apparire un pò puerile o addirittura banale, anzi sembrare ingiusta, dove stà l’errore? Le due piante che sono al centro del giardino, “l’albero della Conoscenza del Bene e del Male” e “l’albero della Vita“, possono rappresentare due modi di essere, due mondi diversi, ognuno dei quali ha dei vantaggi o svantaggi.

 

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La vite oggi, è divenuta messaggera di storia e di cultura, di ARTE, come amo definirla, la sua potatura oggi viene insegnata, interiorizzata, ri-attualizzata con interventi sulla pianta e costituita da procedimenti modulari che,  se applicati con doverosa istruzione e maestria, che definisco sensuale , SI non sto scherzando, un grande insegnante della potatura internazionale l’ha definita  “è come toccare i fianchi di una donna, va sentita e percepita oltre all’aspetto fisico” e questo nuovo approccio, ispirato all’armonia della pianta, genera una struttura che crescendo caratterizzerà la     “ forma “, un METAMORFOSI della pianta, come forze motrici: Amore‚ Trasformazione e Sete di conoscenza, una forma che muta (mutaforma) pur lasciando inalterata la sua natura, muta nell’aspetto‚ dove ognuno di noi vede ciò che sente ed io vedo le sembianze d’un corpo che danza.

Il disegno dell’universo esige che tutta la materia si trasformi in spirito, in bellezza, in arte e per fare in modo che ciò avvenga, la materia si rimescola con l’arte in natura e si forma un nuovo Universo , LA DANZA DELLE VITE.

Il corpo fisico è mortale, ma nello stesso tempo ha acquisito una parte divina e quindi immortale.

 

Tizi Prade

 

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